Zhihu: che cos'è? E perchè i brand che fanno B2B dovrebbero sceglierlo?

Iniziamo il nostro racconto con una delle piattaforme probabilmente meno conosciute di tutte, 知乎 “Zhihu”. Letteralmente il carattere 知 Zhi significa “conoscere, sapere”, mentre la particella 乎 è una particella modale che può fungere anche da particella interrogativa: insieme i due caratteri possono tradursi come “Lo sapevi? Lo conosci?” . Zhihu è, infatti, una piattaforma simile all’occidentale “Quora”, nata nel 2011 come una piattaforma di “Domande e risposte”, sviluppatasi, poi successivamente grazie a tante altre funzionalità (Zhihu live, Zhihu column, Zhihu bookstore). A gennaio 2019 Zhihu contava circa 220 milioni di utenti e 130 milioni di risposte pubblicate. In totale, quasi 30.000 account verificati presenti.

Meno mainstream rispetto a WeChat o a Douyin, Zhihu è un canale dove il livello dei contenuti è sicuramente più alto, più tecnico e affidabile rispetto ad altre piattaforme e ad altri canali. Ecco, perché, diventa uno strumento fondamentale per chi ha intenzione di sviluppare un tipo di comunicazione B2B!

La piattaforma

Gli utenti, in media più istruiti rispetto a quelli presenti su altre piattaforme (circa l’80% ha una laurea di primo livello o di livello successivo al primo e circa il 76% guadagna in media 10K Rmb al mese), chiedono contenuti affidabili, approfonditi. In merito ad un argomento, chiedono soprattutto conoscenza e fiducia: ad esempio, al brand di cosmetica, si chiede, non solo di parlare del prodotto e delle sue qualità, ma soprattutto di sviscerare a fondo quali sono gli ingredienti, da dove vengono, perché sono necessari a raggiungere determinati risultati.

Quello che si chiede, insomma, oltre alla fiducia nel brand, è un contenuto di alto livello che vada a spiegare non solo il prodotto (per venderlo) ma la tecnologia e il “know how” presenti “dietro” al prodotto.

Ecco perché, la casa automobilistica “Audi” può essere presa come un “best case” di generatore di contenuti ad hoc per Zhihu. Audi è partita da una constatazione tanto semplice quanto illuminante: il brand è conosciuto in Cina come “Azienda dei fari (per auto)” 灯厂 “deng chang”. Una volta aperto il suo account ufficiale, allora, Audi ha immediatamente pubblicato la domanda “Perché Audi è conosciuta come “azienda dei fari (per auto)”? Oltre all’appropriatezza della domanda, anche la risposta si è rivelata centrata: veniva spiegata, infatti, la storia delle luci per le macchine. La risposta, molto approfondita, curava nel dettaglio principi tecnici e fisici relativi all’argomento “luci per automobili” evidenziando conoscenza e know how di alto livello da parte del brand, due elementi chiave per acquisire followership. Caratteristiche premiate con 5400 like e circa 600 commenti.

È lo stesso motivo per cui l’azienda “Amazon Web Services”, invece di parlare dei suoi servizi “cloud” nello specifico, creando la domanda “L’era del 5G sta arrivando. Come cambierà il mondo del Cloud?”, è riuscita a coinvolgere i lettori entrando nel dettaglio della tecnologia Cloud, da una parte, del 5G dall’altra. La strategia di “Amazon Web Service” legata al content su Zhihu ci dimostra, ancora una volta, quanto la condivisione dell’esperienza e della conoscenza di un tema particolare, la creazione di contenuti professionali di alto livello divulgativo, siano le chiavi di volta per costruire una buona strategia di content B2B all’interno della piattaforma.

Gli strumenti per il content

Brand come Dior, Chanel e Prada hanno invece scelto la formula tradizionale del Qixi: celebrity ambassador, shooting patinato e forte integrazione del prodotto.Dior ha puntato sul motivo Heart con giovani attori; Chanel ha portato i propri ambassador a Los Angeles per la collezione Coco Crush; Prada ha raccontato la connessione attraverso gli sguardi anziché il contatto fisico.Queste campagne generano grande visibilità nel breve periodo, Chanel ha superato i 230 milioni di visualizzazioni su Weibo in 24 ore, ma competono in uno spazio sempre più affollato.In un mercato del lusso cinese saturo, la domanda non è quindi solo quanto una campagna riesca a farsi notare, ma cosa resterà nella mente dei consumatori.

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